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Lettera aperta a Marcello Baraghini: Stampa Alternativa nella tana del Lupo

UPDATE: Marcello Baraghini ha deciso di non partecipare all’incontro a Casa Pound. Non vogliamo essere immodesti, ma pensiamo che l’iniziativa che trovate qua sotto sia stata determinante, soprattutto per l’alto numero di persone che ha risposto immediatamente all’appello. A volte, anche in tempi cupi, l’agire collettivo ha ancora un senso.

[Ripubblichiamo un appello che abbiamo anche sottoscritto per far rinsavire Marcello Baraghini. Non è il suo primo smarrone, come ci hanno ricordato i nostri amici Wu Ming e Giuseppe Genna, e forse non sarà l’ultimo, ma non è mai troppo tardi per sperare che a un certo punto la tendenza dei cervelli della sinistra italiana a marcire si inverta. PS: a noi il lupo nelle fiabe piace più sia del cacciatore che di cappuccetto rosso, ma ci rendiamo conto delle necessità retoriche della lettera :)]

È prevista pre il 10 dicembre la partecipazione di Marcello Baraghini, storico editore di Stampa Alternativa, a una serata nel centro sociale nazifascista Casa Pound.

Non riusciamo proprio a tacere. Per aderire firmando segui questo link.

Questa non è una pipa. (René Magritte, 1948)
Questi non sono picchiatori nazifascisti, ma interlocutori credibili. (Marcello Baraghini?, 2008)

Caro Baraghini,
è inverno, nevica e abbiamo deciso di raccontarti una storia.
C’era una volta Cappuccetto Rosso, che andò nel bosco, incontrò il lupo, gli disse dove abitava la nonna e lui per tutto ringraziamento si pappò la nonna in questione con tutta la cuffia, la camicia da notte e gli occhiali. Il lupo, è evidente, è un vero stronzo. Anzi no: il lupo è un lupo. Non è lecito, non è intelligente, non è possibile aspettarsi che si comporti da farfalla.
Ora, andando a vedere bene, il lupo potrebbe pure essere un ragazzone charmant e piuttosto brillante (d’altronde Cappuccetto Rosso se l’è intortata mica male), ma alla fine purtroppo c’è sempre quel finale sgradevole: il lupo è lupo, e alla fine la nonna se la pappa.
Se vogliamo trovare il taglio sociologico, possiamo pure arrivare a dire che il lupo ha avuto un’infanzia difficile, che sua mamma l’ha abbandonato, che forse ha bisogno di affetto.
Sia quel che sia, alla fine la nonna se la pappa.
Va detto che il lupo è anche un ecologista convinto, che gli fa onore l’impegno per la difesa del bosco in cui vive e che a volte, a primavera, è stato visto intrecciare deliziose collane di fiori.
Ma sia quel che sia, alla fine la nonna se la pappa.
Insomma, se sei una nonna, puoi trovare un sacco di cose che ti attraggono nel lupo, ma – forse – non è comunque una frequentazione apprezzabile. I lupi delle favole, caro Baraghini, possono presentarsi bene, essere molto intellettuali, dichiararsi disponibili al confronto, mostrarsi affascinanti e avere grandi baffi che gli nascondono le zanne, ma lupi sono e lupi restano. Sempre.
I lupi delle favole sbranano, prevaricano, disprezzano i deboli, gli emarginati, i diversi, gli alternativi. Magari prima li seducono, ma poi, prima o poi, inevitabilmente rispuntano le zanne. Esattamente come i nazifascisti.
Vedi, caro Baraghini, noi lo capiamo che Casa Pound è un luogo che può scatenare curiosità. Lo capiamo che il primo impatto non è la marionetta del naziskin cerebroleso che non ha altre possibilità dialettiche se non quelle consentite dai palmi delle sue mani o dalle nocche dei suoi pugni: ma sotto sotto, e nemmeno troppo sotto, c’è il solito vecchio lupo che alla fine la nonna se la pappa, anche stavolta.
Con i lupi, Baraghini caro, non si flirta. E non perché si abbia paura della dialettica (noi? Andiamo!), non perché non ci si possa sporcare le mani, non perché non si debba avere il coraggio del confronto con chi è diverso da noi, ma semplicemente perché la tua presenza – non la tua presenza personale, ché quella sarebbe cosa tua, ma la tua presenza pubblica di editore, pubblicizzata e rivendicata fino allo stremo − dà valore a un luogo di disvalori. Perché Casa Pound parlerà anche di mutui sostenibili, di antiglobalizzazione, di banche vampiro: ma dopo compaiono le zanne. La gente di Casa Pound è quella che pesta i ragazzini in piazza Navona, è la destra nazifascista che nega la libertà di interrompere volontariamente una gravidanza, che riscrive la storia, che disprezza gli stranieri e che ospita entusiasticamente concerti che celebrano a suon di saluti romani tutta la solita feccia del ventennio applicandola all’oggi. Magari fossero solo quattro nostalgici! Purtroppo sono fin troppo attivi sull’oggi, e dietro ai sorrisi e agli incontri culturali le zanne ben affilate sono quelle di sempre. Se sono riusciti a intortarsi te, pensa come si intortano gli altri. Non permettere loro di fare altra strada camminando anche sulle tue gambe, grazie anche alla tua storia (che, se non fosse a sua volta parte della nostra, non ci troverebbe qui a cercare di farci ascoltare), alla tua fama e alla tua cultura. Un lupo è sempre un lupo, Marcello: e tu non fare Cappuccetto Rosso. Sii piuttosto Alice che guarda dietro le parole, o meglio ancora sii quello che a lungo sei stato: il bambino nel corteo del re che grida da sempre che il re è nudo.

Post scriptum: L’idea della pipa di Magritte viene da un recente volantino dell’Avamposto degli Incompatibili di Viterbo e dello Spazio di documentazione il Grimaldello di Genova riguardante la sentenza Diaz e ci sembra una delle idee che meglio rendono la lontananza tra realtà e racconto della medesima. Lontananza che oggi sembra dilagare senza controllo. Grazie.

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November 29th, 2008

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