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	<title>blackswift &#187; Politica</title>
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		<title>Lettera aperta a Marcello Baraghini: Stampa Alternativa nella tana del Lupo</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Nov 2008 09:30:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ex Libris]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>UPDATE: </strong>Marcello Baraghini ha deciso di non partecipare all&#8217;incontro a Casa Pound. Non vogliamo essere immodesti, ma pensiamo che l&#8217;iniziativa che trovate qua sotto sia stata determinante, soprattutto per l&#8217;alto numero di persone che ha risposto immediatamente all&#8217;appello. A volte, anche in tempi cupi, l&#8217;agire collettivo ha ancora un senso.</p>
<p><em>[Ripubblichiamo un appello che abbiamo anche sottoscritto per far rinsavire Marcello Baraghini. Non è il suo primo smarrone, come ci hanno ricordato i nostri amici Wu Ming e Giuseppe Genna, e forse non sarà l'ultimo, ma non è mai troppo tardi per sperare che a un certo punto la tendenza dei cervelli della sinistra italiana a marcire si inverta. PS: a noi il lupo nelle fiabe piace più sia del cacciatore che di cappuccetto rosso, ma ci rendiamo conto delle necessità retoriche della lettera :)]</em></p>
<p>È prevista pre il 10 dicembre la partecipazione di Marcello Baraghini, storico editore di Stampa Alternativa, a una serata nel centro sociale nazifascista Casa Pound.</p>
<p>Non riusciamo proprio a tacere. <strong>Per aderire firmando segui <a title="Petizione on-line" href="http://firmiamo.it/lettera-aperta-baraghini" target="_blank">questo link</a>.</strong></p>
<div><img src="http://stampalternativa.noblogs.org/gallery/5178/pipe-e-poundini.jpg" border="0" alt="" hspace="3" vspace="1" align="left" /> <em>Questa non è una pipa. (René Magritte, 1948)</em><br />
<em> Questi non sono picchiatori nazifascisti, ma interlocutori credibili. (Marcello Baraghini?, 2008)</em></div>
<p>Caro Baraghini,<br />
è inverno, nevica e abbiamo deciso di raccontarti una storia.<br />
C’era una volta Cappuccetto Rosso, che andò nel bosco, incontrò il lupo, gli disse dove abitava la nonna e lui per tutto ringraziamento si pappò la nonna in questione con tutta la cuffia, la camicia da notte e gli occhiali. Il lupo, è evidente, è un vero stronzo. Anzi no: il lupo è un lupo. Non è lecito, non è intelligente, non è possibile aspettarsi che si comporti da farfalla.<br />
Ora, andando a vedere bene, il lupo potrebbe pure essere un ragazzone charmant e piuttosto brillante (d’altronde Cappuccetto Rosso se l’è intortata mica male), ma alla fine purtroppo c’è sempre quel finale sgradevole: il lupo è lupo, e alla fine la nonna se la pappa.<br />
Se vogliamo trovare il taglio sociologico, possiamo pure arrivare a dire che il lupo ha avuto un’infanzia difficile, che sua mamma l’ha abbandonato, che forse ha bisogno di affetto.<br />
Sia quel che sia, alla fine la nonna se la pappa.<br />
Va detto che il lupo è anche un ecologista convinto, che gli fa onore l’impegno per la difesa del bosco in cui vive e che a volte, a primavera, è stato visto intrecciare deliziose collane di fiori.<br />
Ma sia quel che sia, alla fine la nonna se la pappa.<br />
Insomma, se sei una nonna, puoi trovare un sacco di cose che ti attraggono nel lupo, ma – forse – non è comunque una frequentazione apprezzabile. I lupi delle favole, caro Baraghini, possono presentarsi bene, essere molto intellettuali, dichiararsi disponibili al confronto, mostrarsi affascinanti e avere grandi baffi che gli nascondono le zanne, ma lupi sono e lupi restano. Sempre.<br />
I lupi delle favole sbranano, prevaricano, disprezzano i deboli, gli emarginati, i diversi, gli alternativi. Magari prima li seducono, ma poi, prima o poi, inevitabilmente rispuntano le zanne. Esattamente come i nazifascisti.<br />
Vedi, caro Baraghini, noi lo capiamo che Casa Pound è un luogo che può scatenare curiosità. Lo capiamo che il primo impatto non è la marionetta del naziskin cerebroleso che non ha altre possibilità dialettiche se non quelle consentite dai palmi delle sue mani o dalle nocche dei suoi pugni: ma sotto sotto, e nemmeno troppo sotto, c’è il solito vecchio lupo che alla fine la nonna se la pappa, anche stavolta.<br />
Con i lupi, Baraghini caro, non si flirta. E non perché si abbia paura della dialettica (noi? Andiamo!), non perché non ci si possa sporcare le mani, non perché non si debba avere il coraggio del confronto con chi è diverso da noi, ma semplicemente perché la tua presenza – non la tua presenza personale, ché quella sarebbe cosa tua, ma la tua presenza pubblica di editore, pubblicizzata e rivendicata fino allo stremo − dà valore a un luogo di disvalori. Perché Casa Pound parlerà anche di mutui sostenibili, di antiglobalizzazione, di banche vampiro: ma dopo compaiono le zanne. La gente di Casa Pound è quella che pesta i ragazzini in piazza Navona, è la destra nazifascista che nega la libertà di interrompere volontariamente una gravidanza, che riscrive la storia, che disprezza gli stranieri e che ospita entusiasticamente concerti che celebrano a suon di saluti romani tutta la solita feccia del ventennio applicandola all’oggi. Magari fossero solo quattro nostalgici! Purtroppo sono fin troppo attivi sull’oggi, e dietro ai sorrisi e agli incontri culturali le zanne ben affilate sono quelle di sempre. Se sono riusciti a intortarsi te, pensa come si intortano gli altri. Non permettere loro di fare altra strada camminando anche sulle tue gambe, grazie anche alla tua storia (che, se non fosse a sua volta parte della nostra, non ci troverebbe qui a cercare di farci ascoltare), alla tua fama e alla tua cultura. Un lupo è sempre un lupo, Marcello: e tu non fare Cappuccetto Rosso. Sii piuttosto Alice che guarda dietro le parole, o meglio ancora sii quello che a lungo sei stato: il bambino nel corteo del re che grida da sempre che il re è nudo.</p>
<p>Post scriptum: L’idea della pipa di Magritte viene da un recente volantino dell’Avamposto degli Incompatibili di Viterbo e dello Spazio di documentazione il Grimaldello di Genova riguardante la sentenza Diaz e ci sembra una delle idee che meglio rendono la lontananza tra realtà e racconto della medesima. Lontananza che oggi sembra dilagare senza controllo. Grazie.</p>
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