Archive for the ‘Umbre de Muri’ Category

Il Fiato Corto della Temperanza

Un fotografo stava vivacemente richiamando uno sbirro, girato di schiena e intento a sfumazzare una sigaretta con la mano destra, tenendo la sinistra lievemente appoggiata al palo, che reggeva il nastro, messo per chiudere la zona a ficcanso e non addetti ai lavori.
Paolo Romani, mani in tasca e sguardo beffardo, osservava appoggiato alla portiera della sua auto, parcheggiata poco lontano dalla casa. Paolo Romani, professione cronista sportivo, sapeva aspettare e sapeva capire il momento buono per ottenere informazioni. In poco tempo, questa la considerava una sua abilita’, come dire, conclamata, sapeva osservare un numero di particolari piuttosto elevato e, prendendosi un poco di tempo, rielaborarli per capire il modo giusto per intervenire.
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October 7th, 2005

Cielito Lindo

Gianni tiro’ fuori una bottiglia di bianco ghiacciato. Si avventarono tutti sui bicchieri. Piero li fermo’. Aspettate, dobbiamo capire tutto bene, poi si beve.
Erano in sei e lui, Piero, era il capo.
Stavano tutti zitti.
Parla Francesco, il magro. Cioe’?
Cioe’, dice Piero, e’ cambiato qualcosa.
Cosa, quasi un coro.
Allora, prima di farci il venezuelano dobbiamo fare un altro colpo.
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August 12th, 2005

Bei Tempi

Dammi quei cazzo di soldi.
La puttana continuava a guardarlo con aria di sfida: le diede un calcio sulle ginocchia e quando fu a terra, tiro’ fuori dalla borsa i soldi.
Le sputo’ addosso e usci’ dall’angusta entrata del piccolo appartamento. Sole. chinga tu madre, sole di merda.
Amava il vento, il cielo grigio, e un’ombra chiara a legittimare i suoi occhiali da sole.
Sto sole di merda, pensava mentre cercava riparo tra le mura di vicolo san bernardo, poi pollaiuli, san lorenzo. Fuori dal suo territorio si sentiva piu’ rilassato, niente controlli, niente paranoie, sbirri che puoi guardare in faccia con aria tranquilla, senza mettere mano al ferro.
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August 12th, 2005

A vöeri no

Venti franchi non erano poco nel giugno 1894, lo sapeva. Il capo quella mattina non aveva esagerato più del solito a rimbrottarlo e ricordargli che nella vita bisogna lavorare.
Pensava del resto che questa volta non se la sarebbe cavata con pochi mesi di prigione. Uscendo, si girò ancora una volta verso la panetteria, attraversò la strada e si incamminò verso un negozio. Il paesaggio non gli ricordava Milano neanche per un po’. Il gesto invece si, gli ricordava l’Italia, i compagni, la fuga, le urla.
Faceva caldo, sudava, ma lievemente. Aveva il tipico sudore dell’agitazione: caldo, freddo, poi ancora caldo. Le mani sudate, gli occhi costantemente ad asciugarsi con rapidi movimenti della maglietta.
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August 4th, 2005

Tanger a Zena

ho un amico che una volta mi ha raccontato una storia interessante. a me piacciono le storie. mi piace sentirle raccontare, leggerle. anche guardarle. al cinema a me non è che mi frega un granché se è girato bene o male il film, mi interessa che la storia sia bella. poi se è una merda, cinematograficamente parlando, non mi interessa. mi piacciono i dialoghi, lo slang, le battute sottili e le parolacce, spesso. questo mio amico le sa anche raccontare bene le storie.

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June 14th, 2005

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