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15 agosto

L’aria era leggermente fresca, ma nonostante questo le zanzare continuavano a scassare la minchia. Giuliano osserva, seduto al tavolino del bar, la macchina all’inizio della strada.
Sta scendendo una biondina niente male. Scava leggermente con lo stuzzichino, una leggera grattata al pacco e gli parte il fischio delle grandi occasioni.
La biondina, raccogliendo una borsa dal retro della macchina, lo guarda con una smorfia.

Puttanella.
Giuliano si gira e davanti a lui c’e’ Gino, l’unico milanese del gruppo.
Perche’ dici cosi’, domanda Giuliano in un milanese calabro d’altri tempi.
Perche’ la biondina, li’, mah si! Dai lo sanno tutti.
Giuliano si rigira, ma la biondina e’ gia’ sparita. Passa il cameriere, un albanese che Toni aveva preso con se’ per regolarsi lo spaccio con gli slavi dall’altre parte del ponte. Lui lo aveva messo in regola e quello gli faceva da fido scudiero. Se lo volevano inculare, lui glielo diceva e Toni li rifotteva. Prima o poi glielo avrebbero fatto fuori.
Due caffe’, gli dice.
Allora Renato, e’ stasera eh?
Si.
La sera di ferragosto per quel quartiere sarebbe stata la notte dei cristalli, Giuliano aveva previsto tutto. Ci aveva pensato per mesi, che lui poteva anche sembrare un buzzurro, ma aveva la testa. Sapeva quello che voleva. Dare dei segnali, lo aveva anche letto in un po’ di libri. Dare dei segnali. Era quello che voleva fare, comunicare, esprimere un’opinione, rendere noto che.
Pero’ mentre lui preparava tutto, prevedendo tempismi e automatismi per fare una cosa anche di stile, approffittanfo della notte di ferragosto, qualche testa di cazzo aveva parlato, aveva detto qualcosa, a qualcuno, che lo aveva riferito a qualcun altro e allora ecco sta storia degli sbirri, tutti i cazzo di giorni, in giro. Fermi in auto, a passeggiare come dei coglioni da soli, in strade deserte, a mirarli di sera coi fari accesi a qualche metro dal bar. E lui lo sapeva che qualche giorno prima lo avevano seguito e si era, diciamo, scocciato.
Allora la sera del 14 agosto glielo aveva detto a uno di questi su ste macchine, Non mi dovete rompere la minchia, aveva detto abbassandosi al finestrino di una fiat parcheggiata in piazzetta.
Giuliano, gli aveva risposto uno dei due, di cosa ti dovresti preoccupare?
E dimmelo tu che te lo dico io, gli aveva risposto Giuliano.
Poi se ne era andato. Voglio vedere se pure a ferragosto sti sbirri di merda si fanno vedere, stava pensando mentre si accendeva una sigaretta.

Allora, Gino, stasera qui come le altre sere. I fuochi iniziano a mezzanotte, partiamo da qui. Glielo sussurro’, Gino annui’, Giuliano si alzo’ e se ne ando’ verso l’agenzia ippica, che era chiusa, ma voleva un po’ vedere chi ci passava.

.
Mentre Giuliano andava al bar, devio’ piu’ volte per strade e stradine e vide piu’ volte i propri uomini indaffarati nei preparativi. Un sacco di uomini, ma per una roba d’altri tempi. Una banda della madonna.
Cinque auto, venti uomini in tutto, puntava almeno a dieci negozi, importanti. Aveva ricordato ad ogni squadra quali non servivano e aveva specificato una scala di preferenza dei negozi.
Su dieci puntava poi a mantenerne almeno quattro. E avrebbe pagato tutti, sommandoli al resto che avrebbe tirato su con Toni, nell’indotto di questo business, pensava.
Durante la tarda serata le cinque macchine, rubate il giorno stesso, si muovevano tra le vie del quartiere. All’interno tutto cio’ che serviva. Le macchine vennero posteggiate in prossimita’ degli obiettivi prefissati. Tutto questo con due persone alla guida e una di palo a controllare presenze sgradite e particolari.
I particolari, i particolari erano importanti, ripeteva Giuliano ai suoi uomini. Poi a mezzanotte la notte dei cristalli.
Molti erano gia’ al bar. La serata inizio’ bene. Toni chiama Giuliano sul retro e gli presenta un tale Mauro, un tipo sfigato di sessant’anni.
Il suo no, gli fa Toni.
E cosa ci guadagno, gli fa Giuliano.
Daglieli.
Lo sfigato Mauro gli da’ una busta, dentro dei soldi.
Toni gli indica l’uscita.
Tremila, dice Giuliano.
E’ un acconto, dice Toni.
E io me ne prendo cinquecento, mi pare giusto, dice ancora Toni.
Toni, dice Giuliano, come la banda di quelli la’, stecca para. E si infila la busta nella tasca dei jeans.

Giuliano beve per tutta la sera, e’ galvanizzato dalla sua idea, poi quando sono le undici e mezza la gente comincia ad allontanarsi. Giuliano si fa un giro appena dietro al bar, passa dal tabacchino automatico, ritorna indietro deviando. Non vede nessuna macchina sospetta, niente di niente.
Giuliano pensa in grande, e’ convinto che solo con gesti decisivi ci si imponga ed e’ convinto che si possa ancora fare. Costa solo di piu’, gli ricordava suo zio, ma si puo’ ancora creare qualche isola felice per la mala, costa solo di piu’.
Giuliano pensava a quanto avesse ragione, magari ora lo sbirro che ti capita e’ laureato, mica come prima, gli diceva suo zio.
E poi Giuliano si sentiva anche un po’ razzista, gli davano fastidio tutte quele bande di stranieri che si conquistavano il campo solo perche’ facevano paura.
Lui si era rotto i coglioni e aveva iniziato il suo piccolo giro di estorsioni, che li’ il campo era aperto. Negozi grossi, orologerie, orefici, tabacchi, bar con grossi incassi, i cui proprietari dovevano capire come funzionava, da adesso.
Torno’ al bar, Toni tiro’ giu’ la serranda e uscirono sul retro, si salutarono rapidamente, andavano in aggiunta a due gruppi diversi.
A mezzanotte sul cielo di Milano scatto’ il primo fuoco, cui ne seguirono altri per almeno cinque minuti, via via piu’ radi.
Tre minuti in cui sfasciare almeno dieci vetrine, dieci negozi cui mandare un segnale, cui comunicare un nuovo andazzo.
Giuliano e la sua banda erano emissari di informazioni, quella sera. In tre vie del quartiere al ribombo dei fuochi poco distanti, corrisposero vetri in frantumi e qualche allarme in azione.
Rieccheggio’ qualche frenata, di cinque macchine pulite che caricavano rapidamente altre persone.
Qualcuno le vide caricare gente incappucciata, gente che mollava a terra un piccone e che saliva su quelle auto. Ma dall’alto la targa si vede poco, dall’alto delle finestre ce’ il rimbombo dei fuochi in cielo.
Una guerra di rumori, un segnale da lanciare. Giuliano sale in macchina rapido e la macchina parte veloce, ma dopo un paio di curve la guida rallenta e Giuliano puo’, in un vicolo deserto, fare scendere il ragazzo alla guida e ripartire verso Monza, da amici.
Scende dalla macchina che ha parcheggiato nel vialetto davanti alla casa. Si stira, guarda verso Milano, sente la busta con i soldi nella tasca e sorride, pensando alla sua abilita’ di comunicatore. Non gli erano mai dispiaciuti gli anni Ottanta che emergevano dai ricordi di suo zio.

August 15th, 2005

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