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C’è un Pezzo di Luna a Milano

C’e’ un pezzo di luna a Milano. So che non ci credete, ma vi giuro che e’ vero.
E non e’ la luna che ci hanno mostrato dal 1969 sui libri, in televisione, al cinema e in ogni altro angolo della nostra bistrattata immaginazione. E’ proprio la luna che popolava i nostri sogni ancora troppo poco eruditi per essere banali e serializzati.
C’e’ un pezzo di luna a Milano. Dura pochi giorni. E poche ore in quei giorni. Ma se avete fortuna potete trovarlo anche voi.

E’ una traversa di una delle grandi vie che dal centro portano verso le periferie nord. Niguarda e’ una quartiere storicamente abbandonato a se’ stesso e orgogliosamente indipendente. In una via laterale da poco lo spiazzo tra due caseggiati popolari, che cercano di echeggiare le case di ringhiera di un tempo risultando solo piu’ grotteschi che mostruosi, si e’ popolato di cubi di cemento. Sono normalissimi cubi, chiusi da normalissime serrande, recintati da una normalissima grata che fa pendant con la grata dei due palazzi. Sono quasi sempre vuoti. I due palazzi si affacciano sullo spiazzo, gli ultimi due piani enormi balconi in cui al posto delle finestre di stanze di un grande attico troviamo altrettante porte di case piccole e mal messe, i piani inferiori il classico alternarsi di quadrati vuoti e pieni delle case di periferia. Rossi. Un colore riposante.
Forse per questo solo per qualche ora notturna nell’agosto metropolitano questi caseggiati scompaiono. Non voglio dire che sembrano non esistere, voglio dire che proprio scompaiono. Non li si vede piu’. Intorno allo spiazzo in quelle ore un po’ particolari sembra esserci una nebbia lattiginosa, una nube come se si fosse in alta montagna che inghiotte i palazzi e trasforma lo spiazzo. Ed e’ allora che ti accorgi che c’e’ un pezzo di luna a Milano.

Da dietro il muro di latte delle nuvole che ti circondano e che ti sovrastano filtra una luce a tratti bianca e tagliata, quasi una controluce, a tratti gialla e diretta ma ampia, come se la luce del sole riflessa sulla terra e la luce diretta del sole non mediata da una qualsiasi atmosfera facessero a gara a stimolare i tuoi sensi. Non c’e’ rumore, non ci sono passi, bambini, cani, vento, nulla. Silenzio. Ti aggiri camminando tra i cubi di cemento e sbuchi al centro dello spiazzo, dove alcune grosse pietre lunari squadrate sono disposte a elle, piatte come un letto da cui osservare il cielo, che sulla luna e’ cosi’ diverso. Le stelle sono poche (e’ pur sempre un pezzo di luna milanese) e coperte da nubi striate come il manto di animali che non hai fatto in tempo a conoscere o che non hai ancora conosciuto. Ti sdrai e i tuoi occhi sono spalancati. Non capita tutti i giorni di trovare un pezzo di luna dopo tutto.
Intorno ai massi lunari ci sono delle aiuole, popolate da piante, fiori, verdure. Sembrano essere l’unica cosa viva a parte te sulla Luna. Avvicini la testa, aguzzi lo sguardo… Eccoli, eccole. Iniziano a muoversi. Dalle campanule giganti, dai crisantemi, dalle agavie, dai rampicanti, sbucando sottoterra tra le radici delle patate o dei cocomeri, ecco comparire gli omuncoli lunari. Le campanule prendono forma dallo stelo, coperto dalle altre piante che lo sovrastano. Lo stelo si fa piu’ spesso, piu’ curvo e poi una piccola forma umana cammina fino al bordo dell’aiuola. Le agavie li ospitano nelle foglie grasse e appuntite. Mentre i tuberi li costringono a scavare fino alla superficie, facendoli sembrare piu’ brutti di quello che sono, cosi’ coperti di terra fin sopra i capelli. Gli omuncoli (che poi sono anche donnicciole ma non so quale sia il femminile di omuncolo) delle zucche schiudono i fiori gialli dei loro ospiti, come se fossero ripieno dolce e saporito servito su un piatto.
Lentamente ti avvicini alle aiuole. Non c’e’ bisogno di parlare. Il profumo e’ fortissimo ed e’ come se ci fosse un canto sommesso e continuo, sinuoso, che ti culla mentre cerchi di fissare nella mente ogni singolo attimo in cui puoi godere di questo angolo lunare.
Gli omuncoli cantano e ti parlano della loro vita e della vita dei loro ospiti, mentre ti ritrovi una canna in mano e dai loro qualche goccia d’acqua da bere. Cantano e raccontano e tu impari. Cammini tra un blocco di cemento a elle e un altro fino ad arrivare alla prossima aiuola. Dai frutti spinosi dello stramonio e seduti sulle foglie docili del basilico e della menta ti guardano altri omuncoli, che cantano la stessa ninna nanna lunare. Il cielo e’ sempre piu’ uniforme nella tinta, come se si adeguasse alle nubi che hanno trasportato via i palazzi. Guardi la vita quotidiana di queste creature che popolano la luna, proprio come te la immaginavi quando non te l’avevano mostrata brulla e fredda, trafitta dalla bandiera di un cretino al servizio di altri cretini, inseguita da cretini di altre bandiere, sempre piu’ simile a una terra desolata e sempre meno simile ai sogni che da millenni gli uomini le dedicano.

Poi ti giri e sono li’. Il Re Girasole e il Principe Beniamino. Il girasole e’ ruvido come le sue foglie e diritto come il suo gambo, alto come il desiderio di toccare il sole gli consente di essere. Oberon ti guarda come se fossi un cactus e tu in effetti ti senti proprio come una sfigatissima pianta grassa. E la convinzione di serbare qualcosa di prezioso nel profondo della tua carne lattiginosa non ti e’ di alcun aiuto. Che vita triste quella della pianta grassa sembra dirti il Re. Forse ha ragione, forse no. Saresti sempre una pianta grassa sulla luna. Anziche’ uno schifoso essere umano sulla terra.
Il Principe e’ di tutt’altro tenore. Beve felice ed elegante dalla coppa che gli offri. Conversa e il suo stile parla di come si puo’ essere felici sulla luna. Senza fare nulla, solo a godere della tranquillita’ della luce trasversale della terra e del sole, dell’aria rarefatta, del canto degli omuncoli e dell’assenza del genere umano. Il suo manto di foglie verdi e odorose, le sue dita e i suoi arti longilinei come il fusto della pianta che lo ospita.

Ti sdrai su una pietra lunare candida e piatta. Chiudi gli occhi per un momento per assaporare il pezzo di luna che hai trovato. Li riapri e sai che e’ passato.
C’e’ un pezzo di luna a Milano, nel quartiere Niguarda. Non e’ l’unico nella metropoli, ma dura solo pochi minuti. Finisce quando scavalchi la grata e ti rimetti in macchina verso il centro, senza scarpe per conservare nei piedi ancora quella sensazione di liberta’ che la terra non ti offre piu’.
C’e’ un pezzo di luna a Milano ed e’ prezioso. Per questo si nasconde dietro i palazzi di Graziano Imperatore, sotto le mentite spoglie di un giardino nel cemento e di cubi con serrande troppo spesso chiuse. A me e’ capitato di trovarlo per pochi minuti. Se cercate in fondo in fondo al quartiere dove siete nati lo troverete anche voi.

August 17th, 2005

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