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E i Carabinieri?

A Milano hanno seccato due persone. un carabiniere e un dottore. è da un giorno che la menano, ma non si sa ancora se era psicologo o psichiatra, il dottore. era un tipo buono. il suo assassino non si sa ancora chi sia, dice la giornalista di un telegiornale che si chiama studio aperto che fanno vedere un sacco di tette con la scusa del gossip.
il medico ucciso era buono. andava a vedere i presepi dei vicini. frequentava la parrocchia.
per non parlare del carabiniere: un continuo menarla con quanto era buono. Sara’. Mi dispiace molto per la famiglia del dottore.
questo killer, francamente, era gia’ il mio idolo.
ancora il telegiornale.

sta parlando il prete dello psichiatra: venite tutti ai funerali. dice il parroco della vittima civile, che era un uomo di chiesa questo e lo chiamavano “il dottor sorriso”.
sta parlando un vicino di casa del carabiniere: bla bla bla.
tutti sti tiggi’ li guardo alternandoli ad altre robe in tivvu’. sto scrivendo su un file, perche’ il film che vedo, intervallato ai tg, e’ degno di attenzione: [dal file asd.kwd]
“sto guardando un film grandioso che non avevo mai visto. è un film da agosto proprio: colpo gobbo a milano, di carlo vanzina (che non so se è quello romanista che andava a “controcampo” due anni fa) con amendola, ricky memphis e la bellucci che fa la caciarona marchigiana. lei arriva lì dai due che devono fare una rapina in una gioielleria che il direttore è smaila. la vecchietta che gli affitta le camere, una milanese simpatica come una merda nel letto. una vecchia, li sgama e vuole partecipare al colpo e gli fa conoscere il tipo che li farà entrare nella gioielleria che poi è quello che fa sempre il mafioso. quello che ha fatto tano badalamenti nei cento passi.
come cazzo si chiama.”

Il killer e’ introvabile. dopo un po’ esco pensando che alla fine io un killer l’ho gia’ conosciuto.
un giorno ho conosciuto un tipo, il padre di un mio amico.
questo padre i miei genitori non lo gradivano. lo trovavano un po’ un demente. non parlava quando c’erano le cene di classe, e soprattutto, era senza moglie. sparita. uccisa. si sussurrava. e mia madre diceva, certo che contraddizione, andare alla riunioni scolastiche e non dire niente. ma della moglie, niente.
da repubblica.it
Doppio omicido a Milano
MILANO – Sono proseguite per tutta la notte e stamane le ricerche del presunto assassino. Gli inquirenti sono convinti sia ancora a Milano. blabla.
Esco di casa.
Ci sono gli ausiliari del traffico nella zona della mia macchina. che io gli ausiliari del traffico, mi stanno sul cazzo. di brutto. un giorno ho litigato con uno che voleva darmi la multa per dieci minuti di sforo del disco orario. gli ho detto, lei mi dia la multa e io la strappo.
lui mi dice, cavoli suoi. allora io gli inizio a urlare che è uno sbirro mancato e che mi fa schifo che è un servo e che mi stavo incazzando e allora mentre scriveva me ne sono andato.
prima gli ho detto che se mi arrivava la multa a casa. insomma mi sarei incazzato.

Mi avvicino, loro sono in tre. Mi guardo alla spalle e allungo la vista. Non vedo la mia macchina, come al solito. Ci sono delle macchine che impallano la mia.
Col cazzo.
Non c’e’ proprio, mi hanno fregato la macchina, penso.
Sicuro delle mie certezze chiamo una dozzina di persone per sapere se potevano immaginare dove avessi messo la macchina la sera prima, che ero in compagnia. Ognuno di loro mi dice che non poteva saperlo, begli amici, diocane.
Ora dovro’ avere a che fare con degli sbirri, penso. Cammino per venti minuti senza aver concluso nulla, poi mi arriva l’illuminazione. L’ho lasciata in divieto di sosta. Torno indietro che non so perche’ ero in via canonica, mi rifaccio sarpi all’indietro, via messina e sono al parcheggio giudiziario della morte dei vigili.
me la mena che non mi ricordo la targa. chiamo mia madre, mezzora per farle capire che su un foglietto in un cassetto in camera mia c’e’ la targa della mia macchina.
la targa c’e’, la macchina no.
Me l’hanno fregata.

Dopo un’accurata selezione chiamo quattro dei dodici amici che ho chiamato prima. SI confermano delle merde perche’ nessuno vuole andare al posto mio a fare la denuncia. Se non altro uno di loro mosso a pieta’ mi indica la via della caserma dei carabinieri dove lui aveva fatta denuncia qualche mese prima per non mi ricordo cosa.
Vado e tralascio i particolari della denuncia. Ci ho impiegato una giornata che mi mancava sempre qualcosa, il documento e questo e il libretto. Da piccolo quando vedevo i miei fare i conti o dire “ah domani vado in posta”, scappavo. sapevo perfettamente che quelle cose, la burocrazia, le bollette, le cose da compilare non erano per me. ne avevo il terrore, sapevo che non ce l’avrei mai fatta. non riesco. sara’ colpa di weber.

arturo darsè, darsà, darsò, ha un nome così che l’ho sentito in radio in un bar, è il tipo che ha fatto fuori il “dottor sorriso” e il canazzo. lo stanno cercando in tutta milano. pare sia un mezzo fuori incasinato nella malavita locale. forse quella del dottore era un’esecuzione e il canazzo non si e’ fatto i cazzi suoi. succede. potrebbe ricolpire. questo tipo è uno pelato.
darsè/à/ò aveva una lista di persone che voleva fare fuori. non si sa precisamente se è lui, però è “il killer di milano” e fanno vedere delle interviste agli amici del canazzo. Doveva fare una strage.

L’indomani sono al lavoro, scrivo stronzate sulla iusabiliti dei siti internet, mi chiamano al telefono i carabinieri. Abbiamo ritrovato la sua macchina in fulvio testi. pero’. che rapidita’.
chiamo uno dei miei amici che si sono estinti e glielo dico.
si saranno fatti una scopata e mette giu’.
sara’. vado in tram leggendo il giornale che in questi giorni da’ un sacco di spazio a sti psichiatri che parlano di serial killer e seminano il panico. certo uccidere un canazzo e’ pur sempre una bella prova di maturita’, chiaro che ne parlino, penso.
arrivo alla via. c’e’ una macchina di ste merde che mi aspetta. io gia’ mi vedo scendere col passo svelto, seguito dagli altri della banda, buttare li’ qualche parola, sfilargli il ferro e spararargli subito in bocca.
invece.
mi avvicino e mi dicono, eccola, non era neanche in divieto di sosta.
ah ah ah.
avranno la mia eta’. mi squadrano. hanno capito che non siamo amici. facciamo le cose rapidamente, salgo sulla macchina che l’hanno aperta proprio facile, giro la chiave e si accende. me ne vado senza dirgli un cazzo.
immagino di fare poi marcia indietro, seccarli in un colpo solo stringendoli tutti e due contro la loro macchina di merda. poi scenderei e potrei dare fuoco alla macchina. prima gli devo prendere le pistole.
invece.
torno a casa, parcheggio esattamente dove me l’hanno fatta la sera prima e me ne torno a casa. che e’ luglio e voglio vedermi la televisione senza pensare a niente che fa caldo e mi sono gia’ innervosito.
Sono il veleno cromato di mille serpenti. un altro giorno senza pane, un altro giorno senza amore.
Al telegiornale ci sono due che conducono. dicono che questo killer e’ molto pericoloso se ha avuto il sangue freddo di stendere un carabiniere. penso che hanno ragione, non e’ facile. pare che la dinamica sia stata che questo canazzo si e’ messo di mezzo e il killer, senza battere ciglio, ha steso prima lui, poi il suo vero bersaglio. pare che il killer abbia gia’ tutta una serie di precedenti; trasmettono un identikit e in effetti e’un pelato. ne fanno vedere un totale di identikit, coi baffi, barba, berretto, senza.
qualcuno dice che e’ un insofferente.
ah, dicono che durante il delitto alcuni testimoni affermano che avesse un berrettino giallo. e ha fatto la pistola al canazzo.
vabbe’, lo so. domattina partiro’. un giorno fuorilegge, un altro giorno di gloria.
quando mi vengono ste frasi mi stupisco di me stesso.
riesco e cammino per le strade di questa citta’ che non mi ama, e’ evidente; la congiura degli oggetti inanimati mi perseguita e qui a milano ha ampliato il suo raggio di azione. mentre prendo le chiavi faccio cadere una giacca appesa. l’ascensore non va. la chiave non entra nella porta. decido di andare a prendermi qualche cd che ho in macchina. rifaccio la solita strada, arrivo e apro il cofano.
surprise.
quei babbi dei canazzi la macchina non me l’hanno manco controllata. me l’hanno rubata, c’e’ un killer che gira per la citta’, ma niente. dentro al cofano della mia macchina c’e’ un berretto giallo. dentro delle chiavi. direi che la situazione si complica, come si dice.
bene, va bene: un killer ha rubato la mia macchina, si e’ fatto un giro, magari ci ha dormito e ha lasciato li’ un berretto e le chiavi. che male c’e’? non devo temere niente, mi pare.
ributto subito dentro il berretto e le chiavi.
vado al bar. una grappa. quaranta ore a settimana, i puffi allungano la vita e l’operaio all’osteria uccide un altro venerdi’. io potrei uccidere un altro, il venerdi’, cioe’ oggi.
sono amico di un serial killer, devo approffitarne. potrei proporgli una rapina in banca. e durante questa rapina facciamo i gentili e gli sgargianti con il personale. poi pero’ arriva una guardia a rovinare l’atmosfera di intimita’. a quel punto gli spariamo insieme.
invece.
sento un richiamo e che cos’e’? E’ la realta’!
Decido di farmi la notte nel bar e poi vicino al posto dove ho parcheggiato la mia macchina. magari torna. magari riesco a non farmi fare fuori e tentero’ di spiegargli che insomma, potremmo trovare un qualche accordo. spengo il cellulare che non vorrei mai suonasse nel momento piu’ sbagliato.
Mi addormento un’infinita’ di volte. Alla fine mi rompo le palle e me ne torno a casa. L’ascensore ancora non va. le scale non finiscono mai. Arrivo al mio piano. Anzi no, perche’ mi pare ci sia una luce alla finestra che dovrebbe essere quella della mia camera. ho sbagliato piano. rifaccio una rampa di scale. Eh no. era giusto giu’ di sotto.
torno giu’, diocane, possibile mi sia dimenticato la luce accesa? cazzo di congiura.
Entro.
Ciao, mi dice, puntandomi alla faccia una roba gigante, che presumo sia una pistola, buonasera, mi dice.
Non mi ricordo precisamente come mi sono chiuso la porta dietro le spalle, sono andato a sedermi sul divano e ho esclamato, ne parliamo?
mah, fa lui, senti hai del cibo qua dentro.
si, ma mi fa segno di stare seduto.
faccio io.
senti, provo a dire, guarda che io ecco e’ difficile da spiegare.
immagino, mi dice.
non ha accenti particolari. noto ora quanto sia grosso. e’ preciso all’identikit. come cazzo hanno fatto a non beccarlo, non riesco a capire.
senti, mi dice, non ho ancora deciso cosa fare con te, non accellerare le mie decisioni.
prende del formaggio e qualche altra roba che avanza da cinesi di sere scorse. scalda qualcosa nel microonde.
sai chi sono io no?
si, mi hai rubato la macchina.
gia’.
ho anche steso un caramba e uno stronzo.
lo so.
lo so.
sono in un casino, mi dice, senza guardarmi. quel caramba…pero’ non ho resistito. nessun rimorso, hai presente?
eh.
diciamo che e’ stato uno scambio di vedute tra me e questo mondo, tutta questa vicenda la interpreto cosi’.
pero’.
si siede e inizia a mangiare.
io gia’ mi vedo. mi parte il marte in ariete: usciamo, belli attrezzati e iniziamo una guerra paura con gli sbirri di sta citta’ di merda.
di nuovo con le spalle al muro, dice.
io mi gratto un polpaccio.
io penso questo. e mi guarda.
finisco di mangiare e poi me ne vado, con la tua macchina e tu ti fai i cazzi tuoi.
si, ma non potevi farlo senza avvisarmi?
si, ma avevo fame e le tue serrature, come dire…
eh, le cambiero’, dico.
mi prende anche per il culo.
va bene, direi che e’ una buona soluzione. non farmi altre domande, e’ meglio per te.
va bene.
a sto punto vorrei fargli esplicitamente la richiesta di seccare ancora qualche sbirro.
pensi che ti beccheranno, gli chiedo.
si alza, raccoglie le mie chiavi della mia macchina e va verso la porta, stai scherzando, mi dice.

July 10th, 2005

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