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Giardini Pensili

Andrea fa il giardiniere. Ogni giorno passa aiuola dopo aiuola, parco dopo parco, siepe dopo siepe, accudendo e vedendo cresce foglie, e rami, e arbusti, piccole costruzioni improvvisate dal torcersi dei rami e dall’incrociarsi delle foglie. Si e’ abituato a questo suo giro quotidiano, e’ diventata giorno dopo giorno una routine di cui probabilmente non riuscirebbe a fare a meno.
Il regno vegetale e’ diventata una sua seconda natura, che lo accompagna nel modo di vedere le cose, nel modo in cui interpreta la vita e le decisioni da prendere. E’ una scelta difficile, che obbliga ad alzarsi presto la mattina e andare a letto tardi la notte, le mani sporche di terra e segnate dallo sforzo di accudire la forza profonda dei tronchi e la delicatezza soffice delle foglie e dei fiori.

Andrea conosce ogni singolo centimetro quadrato dei giardini che cura ogni giorno, conosce quanta acqua ha bisogno ogni fusto e ogni cespuglio, in quale periodo del giorno preferisce assorbire sali minerali e liquidi, in quale periodo dell’anno soffre per il troppo calore o per la troppa rigidita’ del clima cittadino. Ogni fiore, ogni albero ha un suo percorso, che per Andrea e’ una specie di libro da cui trarre gli oracoli per capire la realta’ che lo circonda.
Pensare agli anni che sono trascorsi prima che un platano diventasse un albero a tutti gli effetti e non un legnetto facilmente spezzato dal primo cane di passaggio, gli ricorda quanto tempo ci vuole a costruire le cose, i rapporti umani, le idee, i progetti i sogni. Gli ricorda quanto valgono.
Pensare alla dolcezza di un fiore che ogni anno spunta con determinazione in un aiuols del centro fa pensare Andrea alla determinazione con cui le situazioni tornano a presentarsi, con cui i sentimenti riescono a emergere anche quando sembra che non ci sia spazio per nient’altro che la foga, la grettezza, il disagio.

Andrea pensa alla differenza tra le piante e gli uomini, tra il lavoro che fa e quello che vede fare a molti suoi amici e amiche, imbarazzati, stressati, distrutti dalla necessita’ di trovare qualcosa di umano in quello che li circonda, disperati per la consapevolezza della transitorieta’ di cio’ che fanno ogni giorno, dalla sua assoluta deperibilita’. Pensa alle piante e alla loro perentoria esistenza da miloni di anni, e pensa agli uomini e alla loro transitoria esistenza sul pianeta. Pensa ai suoi amici incapaci di costruire qualcosa che duri piu’ di una stagione, condannati dall’insufficienza dell’essere umano.

Il viso di Andrea si incupisce, afflitto dalla consapevolezza di essere parte di una specie destinata all’insoddisfazione e alla bruttezza. Alza gli occhi verso un cielo notturno illuminato per meta’ da una luna che cresce inesorabilmente, e per meta’ coperto da nubi che scompariranno domani e ricompariranno la prossima notte, come una sorta di creatura notturna.
Andrea pensa al cemento che soffoca le sue aiuole, alle emozioni che soffocano le sue relazioni, e alle necessita’ che soffocano le relazioni. Andrea pensa al tempo che passa e che rende le cose piu’ lisce e meno aspre, ma piu’ opache, che falsa la nitidezza degli errori, che sfuma le cazzate fatte in una versione piu’ compatibile con la propria vita, che traduce i momenti di grandezza in granelli relativi.

E’ in questi momenti che Andrea chiude gli occhi e pensa. Ricorre al ricordo di uno dei tanti momenti del suo lavoro per capire.

La piccola aiuola sta al centro di uno sterrato che e’ circondato da palazzi altissimi e insensati, crudeli e aggressivi, palazzi in cui la gente si adegua al posto in cui vive vivendo peggio. Dei ciotoli formano una piccola collina che sale dal pavimento fino al bordo in basalto rubato da uno dei magazzini dove conservano i materiali per riparare le strade. Oltre il bordo grigio ma solido del basalto la terra scura e bagnata si affossa e accoglie le radici di qualche pianta, di un rampicante abbarbicato su tubi al neon e su avanzi di cemento armato. Al centro dell’aiuola in primavera nascono fiori rossi e gialli che sembrano un’esplosione dello sterrato in un angolo di africa. Al centro dell’aiuola sale un enorme faggio, piombato in mezzo alla citta’ chissa’ per quali arcane correnti aeree da un qualche bosco nelle periferie ormai cementificate. L’enorme albero protegge l’aiuola e Andrea protegga l’albero e l’aiuola. Ogni giorno da anni. E ogni volta un sorriso attraversa il volto ormai rugoso e non piu’ giovane di Andrea.
Ogni notte come questa Andrea pensa a quell’aiuola in mezzo allo sterrato e alla sua bellezza semplice e prorompente, per consolarsi della propria appartenenza a una specie sbagliata.

Per gli uomini non ci sono aiuole, ne’ correnti aeree, ne’ giardini, ne’ giardinieri. La bellezza della vita di ogni giorno e’ mediamente annullata sotto una coltre di odio e di menzogna.
E’ per questo che Andrea fa il giardiniere. Per poter gustare ogni giorno il sapore pensile e evanescente di una bellezza eterna e senza mediazioni, per poter sapere che cosa come uomo non conoscera’ mai, per percepire quella sensazione di pace che solo i vegetali e la loro memoria atavica riescono a comunicargli, per non ricordare la miseria della specie temporanea e arrogante a cui appartiene.

June 4th, 2006

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